Amore e social network

25 Mar 2018

Vent'anni fa Internet non c'era, né tutto il sesso esplicito che ha portato con sé. E se crescevi in una famiglia pudica, c’era caso che non avessi mai nemmeno intravisto degli organi genitali, a eccezione dei tuoi. Anche perché di educazione sessuale, nemmeno a parlarne (in questo, ahimè, non siamo cambiati poi molto). Così le prime esperienze amorose, e vagamente legate alla sessualità, erano figlie del passaparola.

Le cose sono cambiate, e molto. A cominciare dal fatto che, come per tutto il resto, anche in fatto di sessualità i Duemila – gli adolescenti di oggi – sono esposti a una mole di informazioni e di relazioni che noi non potevamo nemmeno immaginare. Così rete, social network e chat contribuiscono in misura rilevante alla loro «educazione sentimentale», nel bene e nel male. Ma – come racconta Paola Cicerone  – l’immagine che emerge dalle cronache delle nuove generazioni che si affacciano all’età adulta nell’era di Internet non è del tutto affidabile.

Non di rado leggiamo sui giornali di giovani indifesi alla mercè di ogni genere di pericolo che si possa incontrare in rete, dal sexting – l’abominevole pratica di rendere pubbliche foto scattate in momenti di intimità – alla pedofilia. (Del primo, d’altra parte, possono essere vittime anche gli adulti, a volte con tragiche conseguenze.) I rischi ci sono, e nessuno intende sminuirli. Ma secondo Emanuela Confalonieri, docente di psicologia dell’adolescenza all’Università Cattolica di Milano, per esempio, «forse oggi si vive la sessualità con maggiore serenità rispetto a qualche decennio fa».

In genere, ma non sempre, gli adolescenti hanno esperienze sessuali più precoci, anche se non sempre legate all’innamoramento, come se «la prima volta» fosse una sfida. Da una parte dunque, si parla di più di sesso, e dall’altra si tende a farlo con più disinvoltura, magari senza rifletterci più di tanto, senza chiedersi se lo si desidera davvero.

È un problema? Dipende dalla consapevolezza con cui lo si affronta. Da genitori, che magari hanno passato un pomeriggio arrovellandosi su che cosa diavolo volesse dire «limonare», possiamo solo vigilare e metterci a disposizione di figli che dovessero chiedere il nostro conforto. Proibire, ecco, quello no. Per almeno due ragioni. La prima è che l’adolescenza è un’età di scoperta, di noi stessi e del mondo che ci circonda. La seconda è che non c’è niente di meglio che proibire una cosa a un ragazzino per fargliela fare.

Liberamente tratto da LeScienze.it, del 28 febbraio 2017
 

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