Cibo altruista

15 Gen 2019

La prevalenza in una società di una cultura individualistica o cooperativa, di uno stile di pensiero più analitico o più olistico va cercata nel tipo di colture agricole che hanno plasmato le antiche comunità. In particolare, la coltivazione del grano favorirebbe una cultura analitico/individualistica, mentre quella del riso porterebbe a una cultura olistico/cooperativa.

A sostenerlo è uno studio effettuato da Thomas Talhelm, dell'Università della Virginia a Charlottesville, e da un gruppo di suoi colleghi psicologi dell'Università del Michigan a Ann Arbor e della Beijing Normal University, a Pechino, che si inserisce nel lungo dibattito sulle origini delle differenze tra la cultura orientale e occidentale.

Alcune teorie correlano la propensione individualistica all'aumento della ricchezza e dell'istruzione (teoria della modernizzazione), altre legano la tendenza all'isolamento e al collettivismo all'alta incidenza di malattie infettive, altre ancora (teorie della sussistenza) hanno attirato l'attenzione sul fatto che alcune forme di allevamento richiedevano una maggiore collaborazione.

Pubblicata su Science, la ricerca di Talhelm – che corrobora una versione agricola delle teorie della sussistenza – è riuscita a eliminare gran parte dei fattori di confondimento perché è stata condotta in Cina, prevalentemente in regioni la cui principale differenza riguarda il cereale adottato: il riso o il grano.

Durante un soggiorno di quattro anni in Cina, Talhelm – già interessato al problema delle diversità culturali – aveva notato che gli abitanti delle regioni settentrionali erano spiccatamente più individualisti di quelli delle province meridionali. La differenza era particolarmente evidente in alcune regioni a cavallo del fiume Yangtze, che separa anche le aree coltivate a riso da quelle coltivate a grano.

La coltivazione del riso è estremamente laboriosa, e richiede circa il doppio di ore di lavoro dalla semina al raccolto, rispetto al grano. Inoltre, il riso viene coltivato su terreni irrigati che richiedono la condivisione delle acque e la costruzione di dighe e canali, a loro volta bisognosi di una costante manutenzione. Ciò costringe i coltivatori di riso a una stretta collaborazione per lo sviluppo e la manutenzione di un'infrastruttura vitale.

Da quest'osservazione è nata l'idea che “il riso fornisce incentivi economici a cooperare, portando quelle culture nel corso di molte generazioni a diventare più interdipendenti, mentre le società in cui uno non dipende molto dall'altro puntano sulla libertà e l'individualismo".

Per testare l'ipotesi, Talhelm ha sfruttato l'associazione, ben nota in psicologia, fra tendenze individualistiche e stile di pensiero analitico da un lato e tendenze collettivistiche e pensiero olistico dall'altro: pensare analiticamente significa spezzare le cose nelle loro parti costitutive e assegnare quelle parti a categorie create sulla base di regole. Il pensiero olistico, al contrario, si concentra sulle relazioni tra oggetti o persone nei loro contesti concreti, rispetto ai quali (e non a regole logiche) sono valutate le somiglianze.

Con l'aiuto dei colleghi Talhelm ha quindi usato una serie di test psicologici standard per valutare il pensiero analitico (e l'individualismo ) di studenti universitari provenienti da province cinesi in cui viene coltivato il frumento o il riso.

Come previsto dalla loro ipotesi di lavoro, i ricercatori hanno osservato che fra i partecipanti provenienti dalle province in cui è coltivato il riso lo stile di pensiero olistico era notevolmente più diffuso che fra quelli delle province in cui prevale la coltivazione del frumento; inoltre le persone provenienti dalle province del riso erano anche più propense a privilegiare, premiandoli o scusandoli, i membri del loro gruppo, mostrando una maggiore tendenza verso forme di solidarietà/favoritismo caratteristiche delle culture più collettivistiche.

Liberamente tratto da LeScienze.it, del 9 maggio 2014
 

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