Come si fa ad andare 'in vacanza' senza andarci

28 Ago 2017

Le “ferie” ci collocano fuori dal flusso della quotidianità operosa che caratterizza la maggior parte della nostra settimana, dei nostri anni, della nostra esistenza. Un flusso fatto di responsabilità, di impegni, di sudore, di timori, aspirazioni, frustrazioni o soddisfazioni, a volte, di “pilota automatico” inserito a testa bassa. Durante le vacanze possiamo recuperare energie, ritrovare interessi, riscoprire un più spontaneo contatto con la Natura e le persone, riavvicinarci ai nostri bisogni più profondi di rilassamento e benessere. Sembrerebbe un processo assolutamente naturale e senza intoppi, ma a volte “staccare” non è un’operazione facile.

Come messo in luce da diversi studi, fra i quali uno dell’Università di Padova, esistono forme di attaccamento al lavoro, dette workaholism, tali da compromettere le altre sfere della vita. Lavorare senza sosta, in modo compulsivo ed incessante, porta in molti casi a ricadute che investono il mondo familiare, affettivo, e sociale in genere, con un drastico aumento dello stress psicologico e fisico e ripercussioni importanti sulla salute. Gli effetti ricadono poi sul lavoro stesso, attraverso una riduzione della performance ed un incremento delle assenze per malattia. Il workaholic effettua spesso straordinari, “si porta il lavoro a casa” (non solo metaforicamente...), è estremante resistente al delegare parte del lavoro, riduce progressivamente la quantità e qualità del tempo dedicato alla famiglia ed agli affetti.

Questo tipo di approccio alla sfera del dovere e della responsabilità, deriva da una grande difficoltà a lasciar andare il controllo: non poter esercitare un controllo diretto sulle cose che ci riguardano rende insicuri, in balia di forze esterne, ansiosi. E’ un atteggiamento che certamente trova alimento nella frenesia della vita contemporanea, nell’impatto sempre più massivo che nuove tecnologie e nuovi Media hanno sulla nostra quotidianità. E dunque, in questo quadro, “Vacanze a chi?!”: quale spazio per l’allentamento del controllo, per lo spostamento del focus dall’esterno all’interno, dall’oggetto al soggetto, da un futuro che pare venirci incontro rapido e senza freni, ad un presente tutto da “lasciar scorrere” ed assaporare?

Molto spesso la frenesia e la saturazione del tempo come stile di vita, sono coperchi che nascondono la difficoltà di decidere come impiegare il proprio tempo, qualora fosse “libero”, di apprezzare l’ovvio, di esporsi ingaggiando relazioni veramente significative. Infine possono celare un’ incapacità di “fermarsi a contemplare il panorama”: se non si è in grado di farlo in vacanza, con buona probabilità non si è neppure in grado di farlo, metaforicamente, nella vita quotidiana, e viceversa. Contemplare a volte significa semplicemente sollevare lo sguardo dagli schermi di pc, tablet o smartphone, e infatti a questo proposito sempre di più sono le proposte di iniziative digital detox, che aiutano a recuperare il contatto con la natura e a ritrovare tranquillità mettendo da parte la tecnologia.

E' importante soffermarsi sul "qui ed ora", su se stessi, sulle proprie emozioni, sulla propria qualità di vita, guardarsi allo specchio e chiedersi: “Come sto?”, “Cosa potrei fare per me?” Certo le vacanze aiutano a sollevare lo sguardo, calandoci all’interno di un contesto potenzialmente piacevole e differente da quello usuale, allontanandoci dalle consuete responsabilità, dalla stretta cadenzialità delle nostre giornate. E poi? Se tutto va bene al rientro dalle vacanze saremo ristorati e “ricaricati”, pronti a ricominciare con energia ed entusiasmo: ma in quanto tempo si esaurisce questa “ricarica”? Secondo uno studio delle psicologhe tedesche Jana Kühnel e Sabine Sonnentag i benefici delle ferie si dileguano entro un mese dal ritorno a casa...

È necessario trovare modalità gratificanti di affrontare la vita tutto l’anno, non solo “col favore” delle vacanze estive. Molto spesso per prolungare, o riprodurre parzialmente i benefici effetti delle ferie è sufficiente riuscire a ricavarsi spazi e momenti personali di relax durante la settimana lavorativa: le tipologie di attività possibili sono molteplici, dalla meditazione allo sport, dagli hobby alle tecniche di rilassamento, dalla lettura alla passeggiata, ma con l’unico fondamentale requisito che siano momenti per sé e per il proprio benessere, senza fretta, e fuori da logiche di ottimizzazione o produttività.

Lo psicologo può essere d’aiuto in questa ricerca di benessere personale: per esempio supportando nella scelta dell’attività più appropriata, facendo emergere risorse interne che si pensava potessero attivarsi solo in “vacanza”, stimolando la capacità di “dosarsi” nel lavoro, e di poter giovare al meglio dei momenti in cui questo è assente, contribuendo ad allentare l’eccessiva e disfunzionale esigenza di controllo sulla realtà e su di sé.

Liberamente tratto da PsicologiaTorino, del Dott. Luca Cometto

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