Con la stimolazione elettrica ti faccio diventare empatico o, se preferisci, devoto.

29 Ott 2015

Davvero la stimolazione magnetica transanica (Tms) potrebbe modificare le credenze religiose o aumentare l'empatia verso i migranti di un individuo (si spera consenziente)? Una ricerca pubblicata su Social Cognitive and Affective Neuroscience e condotta dall'Università di York, nel Regno Unito, insieme con studiosi dell'Università della California di Los Angeles, scrive che la stimolazione delle aree deputate alla soluzione dei problemi (ovvero la corteccia frontale mediale posteriore) potrebbe avere un impatto anche sulle ideologie, contribuendo a dare risposte anche in caso di opinioni sociali e religiose. L'indagine è stata condotta su 39 studenti, la metà dei quali è stata sottoposta ad una stimolazione placebo e l'altra ad un trattamento di  Tms mirato su questa area cerebrale.
Solo poco tempo fa ad esempio è stato approvato dall'Unione Europea il primo dispoitivo per la neurostimolazione cerebrale profonda (Dbs) compatibile con la risonanza magnetica di tutto il corpo. Il trattamento già diffuso per la malattia di Parkinson, risulta già approvato anche per altre condizioni come il disturbo ossessivo compulsivo, l'epilessia e il tremore essenziale. La Dbs prevede l'inserimento chirurgico di un sottile elettrocatetere all'interno del cervello, che viene poi collegato, tramite un'estensione a un piccolo dispositivo chiamato neurostimolatore (simile a un pacemaker) impiantato sotto la pelle. Quando è acceso il neurostimolatore genera impulsi elettrici che vengono inviati al cervello, per interrompere o ridurre i segnali legati alla patologia.
Un programmatore consente al paziente di regolare gli impulsi. «Durante l'imtiplanto il paziente è sveglio. Questo permette di registrare l'attività elettrica delle diverse strutture che andiamo a incontrare - spiega Domenico Servello, responsabile del reparto di Neurochirurgia dell'Irccs Istituto Galeazzi di Milano - ma, soprattutto, di eseguire un test di stimolazione intra operatoria, che permette di vedere gli effetti sul sintomo e verificare che la stimolazione non dia effetti collaterali fastidiosi».
Qualcosa di simile avviene anche per il mal di testa quando occorre dominare forme apparentemente invincibili di cefalea a grappolo o di emicrania cronica non rispondenti ai farmaci. Un neuro-trasmettitore, simile ad un comune smartphone, appena iniziano i prodromi della crisi viene appoggiato sul collo. Il paziente può "autotrattarsi": appoggia lo strumento al collo e accende lo stimolatore, che emette stimoli di circa un minuto e mezzo, può variare l'intensità in base al bisogno. Un segnale acustico segnalala fine dell'impulso, il cui tempo di erogazione è automatizzato e preordinato, e quindi il momento di spegnere il dispositivo.
Nel futuro, infine, un "casco" di cui già da tempo si parla in diverse esperienze, potrebbe aiutare a curare la malattia di Alzheimer, soprattutto nelle fasi iniziali: un prototipo dello strumento è stato presentato da Ubaldo Bonuccelli, docente al dipartimento di Medicina clinica e sperimentale dell'Università di Pisa. Il dispositivo si basa sulla stimolazione transcranica a corrente diretta: grazie a una cuffia costituita da due piastrine di stimolazione aderenti alla cute della testa e uno stimolatore che genera corrente continua stimolano specifiche aree cerebrali. Ci sono studi che dimostrano l'efficacia dell'approccio in caso di disturbi di memoria, di linguaggio e di movimento: per l'Alzheimer, gli effetti sarebbero più significativi nelle fasi iniziali della patologia.

da: Federico Mereta, Impulsi elettrici come terapia, Sole 24 Ore 25/10/2015

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