Contro la discriminazione delle donne nell’Arma

28 Feb 2019

“I candidati di sesso femminile dovranno, altresì, esibire referto del test di gravidanza mediante analisi su sangue e urine, effettuato entro i cinque giorni antecedenti la data di presentazione per lo svolgimento degli accertanti psico fisici, nel rispetto delle disposizioni di cui all’articolo 580, comma 2, del Decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, numero 90”.

Queste condizioni sono previste nell’ultimo bando relativo al “Concorso interno, per titoli, per l’ammissione al primo corso superiore di qualificazione di 565 allievi marescialli”. Condizioni che i giudici hanno già avuto modo di dichiarare illegittime nella parte in cui dispongono l’esclusione dal concorso delle candidate che non possono essere sottoposte agli accertamenti sanitari di rito in quanto, alla data dell’accertamento, in stato di gravidanza.

In caso di gestazione la commissione “non potrà” si legge sempre nel bando in nessun caso procedere agli accertamenti previsti e dovrà astenersi dalla pronuncia del giudizio, perché lo stato di gravidanza costituirebbe un temporaneo impedimento all’accertamento della idoneità al servizio militare. In particolare, si impedisce di partecipare alle ragazze che sono ancora in stato di gravidanza prima della conclusione della procedura concorsuale, con conseguente discriminazione rispetto ai maschi ed alle donne che non sono in gravidanza.

Si è di fronte, in definitiva, a una violazione non solo della Costituzione, ma anche delle direttive dell’Unione Europea, secondo la quale la gravidanza non può essere causa di esclusione. La giurisprudenza sta dalla parte delle donne: quando sono stati chiamati in causa, i Tar hanno spiegato che le amministrazioni devono salvaguardare il principio di uguaglianza. Interessante da questo punto di vista è la sentenza del tribunale amministrativo regionale (Tar) per il Lazio, presidente Pietro Morabito, che ha accolto il ricorso presentato per un caso simile dallo studio legale Carta di Roma contro la guardia di Finanza. Per i giudici, le norme di questo tipo devono essere considerate illegittime … perché contrastano con i “principi costituzionali”, determinando una disparità nei confronti di chi vede così “pregiudicato il suo diritto alla maternità”.

Il Sindacato dei Militari, a seguito della richiesta di una appartenente all’Arma dei carabinieri, ha ritenuto necessario e urgente scrivere alla Ministra della difesa, Elisabetta Trenta, per sollecitare immediati interventi volti ad eliminare ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne in stato di gravidanza che partecipano alle procedure concorsuali per l’avanzamento di carriera nell’Arma dei carabinieri. “Vorremo poter rispondere a questa Donna, a questa Carabiniere, per rassicurarla ma ci sentiamo in imbarazzo perché, nonostante i recenti arresti giurisprudenziali, non riusciamo a comprendere per quali ragioni il suo dicastero nel bandire il citato e altri concorsi abbia voluto adottare delle regole tanto assurde quanto discriminatorie che, nell’ambito delle procedure concorsuali interne, finiscono poi col diventare odiose, un inspiegabile ostacolo all’effettiva garanzia di pari opportunità tra donne e uomini, anche in considerazione del fatto che tutte le concorrenti, prestando regolarmente servizio, sono già idonee al servizio militare incondizionato”.

Liberamente tratto da Notizie Tiscali, del 26 febbraio 2019

 

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