Famiglia crea Casa Famiglia

27 Lug 2019

"La sua famiglia non saremo più noi ma lui stesso. Sarà un uomo indipendente”. Lucia e Andrea Tarchi si sono preparati a garantire un nuovo futuro al figlio Stefano. Nessuna separazione, nessun trauma ma la concretizzazione di un progetto al quale i due anziani genitori, ultraottantenni, lavorano da tempo.

Stefano tornerà nella casa di famiglia a Partina, nella campagna del Casentino. Ci tornerà in modo diverso rispetto a prima perché con lui vivranno altri 4 disabili: i suoi genitori hanno messo a disposizione, conferendolo in uno specifico trust familiare, l’immobile di quasi 400 metri quadrati con un giardino di 600 metri quadrati. La gestione del cohousing sarà affidata alla cooperativa sociale Koinè in una logica di collaborazione con la Usl Toscana Sud Est, il Comune di Bibbiena e l'Unione dei comuni montani del Casentino.

Agli ospiti che vivranno a Partina continueranno ad essere garantite le attività diurne che oggi sono svolte dai centri diurni Isola che non c’è a Bibbiena, Tangram a Rassina e Il Pesciolino rosso a Pratovecchio.

L’iniziativa ha come cornice il progetto “Niente su di noi senza di noi” ed è una risposta originale e innovativa all’angosciante domanda che si pongono tutti i genitori che hanno figli con disabilità: cosa gli accadrà una volta che noi non ci saremo più.

Le legge 112 del 2016, conosciuta come legge sul "dopo di noi" prevede il trust, cioè uno strumento di protezione legale che consente, come in questo caso, ad una famiglia che ha un figlio disabile di garantirgli un futuro. Il genitore o la famiglia, infatti, possono destinare alcuni loro beni ad un fondo appositamente costituito, avendo la garanzia che questo patrimonio verrà utilizzato a beneficio del loro congiunto disabile.

Nell' articolo 1 della legge si stabilisce che la norma “è volta a favorire il benessere, la piena inclusione sociale e l’autonomia delle persone con disabilità”. Si tratta della prima normativa che riconosce specifiche tutele per i disabili dopo la perdita della famiglia o dei congiunti che si erano occupati di lui finché erano in vita. La legge mira a garantire l'autonomia della persona disabile e consente alla famiglia e al soggetto del trust di lavorare insieme per assicurare la miglior riuscita del progetto di autonomia del disabile.

"Quello della famiglia Tarchi - commenta Paolo Peruzzi - è un gesto d'amore che crea un servizio. La capacità di condivisione e di collaborazione tra enti locali, Unione dei Comuni, Ausl, cooperazione sociale, associazioni delle famiglie prodottasi attorno al “dopo di noi“ potrebbe essere ulteriormente alimentata e valorizzata per costituire il necessario elemento fondativo di un nuovo, grande, patto sociale locale che consenta di riconquistare unitarietà nella programmazione, nella gestione e nello sviluppo delle reti dei servizi sociali e di promozione del benessere comunitario".

La storia della famiglia Tarchi, quindi, è monito ed esempio. La nuova legge sul dopo di noi ha offerto l’opportunità del trust ma Andrea e la moglie hanno voluto esprimerla fino in fondo per il bene del figlio, ma anche per altri ragazzi come lui il cui futuro resterebbe incerto senza questo percorso".

"Quella che è nata in Casentino - ricorda Eleonora Ducci - è un’esperienza unica in tutto il territorio provinciale perché si sviluppa dalla volontà di una famiglia di mettere a disposizione dei beneficiari un’abitazione che diventerà la loro casa. È il risultato di un percorso integrato, una sinergia tra famiglia, Comuni, Unione dei Comuni, Azienda Usl, Cooperative Sociali, Fondazioni e Associazioni in rappresentanza di famiglie e dimostra come percorsi integrati tra enti pubblici e settori del non profit possano raggiungere obiettivi importanti, di crescita di tutta la comunità".

"La partecipazione della Azienda USL Toscana sud est, in particolare della Zona Distretto del Arezzo Casentino Valtiberina - sottolinea il Direttore Evaristo Giglio - alla progettazione del “Dopo di Noi” ha un significato molto preciso: coordinare i diversi interventi, presidiare l’integrazione tra servizi sociali e sanitari del territorio, verificare la corretta attuazione delle finalità del Bando Regionale che assume obiettivi di straordinario valore sociale oltre che sanitario.

Liberamente tratto da Arezzonotizie, del 24 luglio 2019
 

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