ll profilo dei diffusori di bufale

25 Ott 2019

Uno studio pubblicato su Science ha analizzato in modo approfondito i tweet a sfondo politico pubblicati con lo scopo di gettare discredito sui vari candidati che hanno partecipato alla corsa alla Casa Bianca tra il 1° agosto e il 6 dicembre 2016.

I ricercatori, guidati da David Lazer della Northeastern University, sono partiti dalle liste pubbliche di account spara-balle compilate e mantenute da giornalisti, accademici e volontari amanti della verità, come quelle disponibili su Truthfeed.com. Hanno selezionato gli utenti che twittavano con il loro nome e cognome e che indicavano nel proprio profilo la città di origine. Gli accademici hanno incrociato questi dati con i database pubblici di cittadini iscritti alle liste elettorali ottenendo così un elenco di 14.600 utenti pubblicatori di fake news identificati per nome e cognome, sesso ed età.

Dallo studio è emerso che la diffusione e la circolazione delle fake news durante la campagna elettorale del 2016 sono stati tutto sommato limitati e concentrati all’interno di gruppi specifici di utenti. L’analisi dei tweet degli utenti oggetto dello studio ha permesso a Lazer di inquadrare politicamente gli utenti coinvolti: la maggior parte di loro era collocabile tra la destra e l’estrema destra.

Uno studio analogo è stato condotto nel mese di gennaio da Andrew Guess dell’Università di Princeton. Guess ha chiesto a 1.300 utenti di Facebook di condividere con i ricercatori il proprio feed così da poter identificare i pubblicatori e i diffusori di fake news.
Lo studio ha evidenziato che solo l’8,5% degli utenti condivide e interagisce con le notizie false pubblicate da quelle che sono vere e proprie fabbriche della bufala politica. Interessante notare come la maggior parte di questo 8,5% sia composto da persone con più di 65 anni di età.

I due studi, pur se condotti in maniera separata e con metodi diversi, sono dunque giunti a conclusioni molto simili.

Ma come mai l’età sembra essere un fattore determinante nella quantità di bufale diffuse? Secondo Guess la generazione dei 60-70 enni è cresciuta in un periodo in cui la fiducia nei media tradizionali come i giornali o la TV era molto alta. Allo stesso modo queste persone oggi sono portate a credere a tutto ciò che leggono online: è come se il fatto di non essere nativi digitali inibisse il loro senso critico e la loro capacità di discernimento.

Liberamente tratto da Focus.it, del 15 febbraio 2019
 

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