Nel cervello di un musicista

23 Dic 2017

L'educazione musicale riorganizza e potenzia la capacità di integrazione sensoriale, modificando sensibilmente le connessioni fra i circuiti cerebrali di aree sensoriali differenti. A dimostrarlo è un gruppo di ricercatori delle Università di Tessalonica, in Grecia, e di Münster, in Germania, che firmano un articolo sui Proceedings of the National Academy of Sciences.

La lettura degli spartiti musicali richiede l'integrazione di competenze visive, uditive e motorie. Christo Pantev e colleghi hanno sottoposto a risonanza magnetica funzionale (fMRI) e a magnetoencefalografia (MEG) 26 persone mentre leggevano uno spartito e contemporaneamente ascoltavano delle note. Metà dei soggetti aveva avuto una robusta formazione musicale (erano stati allievi di un conservatorio), mentre l'altra metà aveva avuto un'educazione musicale molto limitata.

L'analisi comparata dei dati ottenuti ha permesso di risalire alle connessioni fra aree cerebrali che erano attive nei diversi momenti, e di rappresentarle sotto forma di grafi. Nel corso dei test, i partecipanti sono stati messi di fronte ad alcune incongruenze fra gli stimoli visivi e quelli uditivi; in particolare, alcuni spartiti includevano violazioni di una regola fondamentale della lettura della musica, vale a dire che alla nota scritta più in alto nello spartito corrisponde una nota sonora di altezza più elevata.

Evangelos Paraskevopoulos e colleghi hanno così scoperto non solo che i musicisti identificavano con molta maggiore accuratezza le discrepanze (ossia notavano piccole discrepanze che potevano sfuggire ai non musicisti), e che lo facevano più velocemente, ma anche che i circuiti cerebrali impegnati nei due gruppi erano differenti. Nei non musicisti la rilevazione delle incongruenze era collegata principalmente all'elaborazione degli stimoli visivi, mentre nei soggetti con formazione musicale si attivava una fitta rete di collegamenti che aveva il suo centro nelle aree destinate all'elaborazione dei segnali uditivi.

I risultati indicano quindi che quando un ambito cognitivo diventa particolarmente rilevante per una persona, la connettività cerebrale subisce una riorganizzazione su vasta scala, indicando una forte plasticità nella formazione dei circuiti corticali.

Liberamente tratto da LeScienze, del 15 settembre 2015
 

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