SEI ESPLORATORE O ABITUDINARIO?

08 Ott 2015

Uno studio pubblicato sulla rivista “Nature Communications” da Luca Pappalardo dell'Institute of Information Science and Technology (ISTI) del CNR di Pisa e colleghi di una collaborazione internazionale, seguendo con il GPS gli spostamenti quotidiani di decine di migliaia di persone, ha individuato due categorie di individui: gli "esploratori" (explorer) e gli "abitudinari" (returner).


Si sa che il sistema di navigazione satellitare GPS consente di registrare e di studiare un gran numero di dati sulle abitudini delle persone con un dettaglio impensabile fino a pochi anni fa. E' abbastanza inevitabile che questo “microscopio sociale” avrebbe stimolato le ricerche in numerosi campi, dalla fisica alla scienza delle reti, con significative ricadute per la sanità pubblica, l'ingegneria dei trasporti, la pianificazione urbana e la progettazione delle “città intelligenti”.


Tutti questi studi hanno documentato un'incredibile variabilità degli schemi della mobilità umana, che tuttavia coesiste con un elevato grado di prevedibilità: molti di noi hanno un proprio itinerario quotidiano, diverso da quello degli altri, ma molto ripetitivo. 


Questo però non  è sempre vero, come hanno scoperto gli autori dello studio, che hanno analizzato i dati relativi alle localizzazioni delle chiamate con il cellulare di 67.000 persone per un periodo di tre mesi e le tracce GPS di 46.000 veicoli in viaggio nel centro Italia per un periodo di un mese. Per ogni persona tracciata, hanno confrontato la distanza complessiva percorsa con gli schemi degli spostamenti ricorrenti, ottenuti dal dettaglio dei luoghi frequentati più spesso.


Hanno così scoperto che esiste una categoria di soggetti, battezzati appunto "esploratori", in cui gli schemi degli spostamenti abituali non sono una buona approssimazione della totalità degli spostamenti: ciò significa che in una percentuale rilevante dei casi, questi soggetti si recano in luoghi mai visitati prima, al contrario di ciò che avviene per gli "abitudinari".


Si tratta di due modalità di spostamento completamente diverse, che non erano mai state individuate finora. La distinzione tra i due tipi di mobilità e la determinazione della loro importanza numerica è cruciale in campo sanitario, per esempio quando si tratta di simulare un'epidemia. Con una simulazione concentrata sugli schemi di mobilità della popolazione toscana, Pappalardo e colleghi hanno verificato infatti che con l'aumento della percentuale di esploratori aumentano anche le probabilità di diffusione delle malattie infettive.
(Fonte: Le scienze, 08/09/2015)

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