SE SI RIPROGRAMMA LA DIPENDENZA SPINGENDO UNA LEVA

07 Dic 2014

Noi tendiamo inconsapevolmente a valutare quasi ogni cosa con cui veniamo in contatto secondo una rozza dicotomia: o questo o quello. Questa risposta automatica e inconscia si traduce persino nei movimenti più elementari, la nostra inclinazione ad andare verso un oggetto o ad allontanarcene. Reinout Wiers, psicologo clinico dell'Università di Amsterdam, ha recentemente sviluppato un intervento terapeutico per l'alcolismo e l'abuso di sostanze basato proprio su questo.
Nel trattamento i pazienti devono rispondere a immagini che rappresentano in vari modi l'abuso di alcolici spingendo via ripetutamente una leva, senza ulteriori istruzioni su come interpretare il senso delle figure. Rispetto a un gruppo di pazienti di controllo, quelli che rispondevano spingendo via la leva, a un anno di distanza mostravano un tasso di ricadute nettamente inferiore e atteggiamenti riflessi più negativi verso l'alcool.

L'associazione inconscia con i movimenti muscolari associati alla repulsione provocava lo sviluppo sia di un atteggiamento psicologico negativo sia di una reazione viscerale immediata, che aiutavano i pazienti a superare le tentazioni del bicchiere una volta usciti dalla struttura terapeutica. I lavori sperimentali più recenti riguardano le motivazioni e gli obiettivi inconsci - la basilare domanda «che cosa vogliono le persone?» - tema centrale della lunga attività di Freud. Le moderne teorie sulle spinte che sono alla base del comportamento si differenziano da quelle avanzate dal neurologo austriaco perché sono state elaborate a partire dallo studio di gruppi di persone «medie», non da singoli casi di studio di persone anormali. Esse puntano, inoltre, all'esistenza di un unico sistema psicologico che tutti noi abbiamo, e che può funzionare sia in modo consapevole sia secondo modalità inconsce, a differenza dell'inconscio di Freud che risponde a regole proprie, separate da quelle che governano l'attività consapevole.

Nella moderna psicologia del desiderio, in effetti, i ricercatori hanno trovato che sia quando siamo consapevoli di esserci posti un certo obiettivo sia quando non lo siamo il modo in cuI cerchiamo di raggiungerlo è molto simile. In una ricerca su questo fenomeno condotta Mathias Pessiglione e Chris Frith, allora entrambi al Wellcome Trust Center for Neuroimaging dello University College di Londra, si chiedeva ai partecipanti di premere una leva il più in fretta possibile a un certo segnale. Prima di ogni seduta i partecipanti ricevevano un'indicazione, cosciente o subliminale, sulla ricompensa che avrebbero ricevuto. Che fossero percepiti consapevolmente o meno, gli incentivi più alti (sterline e non centesimi) producevano velocità maggiori. Inoltre gli studi di visualizzazione cerebrale hanno rivelato che sia nelle sedute in cui la ricompensa era nota in modo cosciente sia in quelle in cui lo era in modo subliminale, ad accendersi erano le stesse regioni del cervello sensibili agli incentivi. Questi e altri studi fanno pensare che uno stimolo percepito in modo inconscio può bastare a far si che una persona persegua effettivamente uno scopo senza sapere consapevolmente come è nato, senza bisogno di deliberazione cosciente o libero arbitrio.

La nostra mente inconscia può indurci non solo a fare una certa particolare scelta, ma anche contribuire a darci la motivazione necessaria a realizzarla. Gli psicologi sanno da tempo che negli esperimenti di scienze sociali le persone, quando hanno modo di esercitare un potere, spesso manifestano comportamenti egoisti e corrotti, mettendo al primo posto l'interesse personale. Spesso la spinta a esercitare il potere all'interno di un gruppo si rivela attraverso una serie di sottili indizi fisici dei quali non siamo consapevoli. In uno studio, i partecipanti cui era stata assegnata, a caso, la cattedra del professore si sono rivelati meno preoccupati di ciò che gli altri pensavano di loro e meno inibiti nell'esprimere sentimenti razzisti e altri sentimenti antisociali rispetto ai volontari seduti come studenti nei banchi di fronte alla cattedra.

Per fortuna molte persone si pongono obiettivi rivolti al benessere altrui, come i genitori che pongono gli interessi dei figli al di sopra dei propri. Se il potere ha l'effetto generale di attivare gli obiettivi personali importanti, questi individui orientati alla comunità dovrebbero reagire a esso diventando più inclini ad aiutare gli altri e meno inclini a concentrarsi su se stessi. Alcuni studi, in effetti, hanno mostrato che il potere spinge queste persone ad assumere una prospettiva più altruistica e a dare meno da fare agli altri, anche qui senza rendersi conto delle proprie motivazioni. Queste persone, inoltre, prendono a dare più importanza a ciò che gli altri pensano di loro e tendono meno a nutrire pregiudizi razziali.

Liberamente da: John A. Bargh, La nostra mente inconscia in: Scienze 03/2014

News in primo piano

  • Una speranza per le malattie degenerative
    29 Nov 2016
  • Uno studio genetico sui fumatori
    28 Nov 2016
  • Punizione e trasgressione
    28 Nov 2016
  • Una regione cerebrale per l'effetto placebo
    25 Nov 2016
  • Il rapporto fra cibo e conoscenza
    25 Nov 2016
  • I benefici della musica in chi danza e suona
    24 Nov 2016

Libri