Social network ed emozioni

28 Mar 2018

Il fenomeno del contagio emotivo, per cui le emozioni possono diffondersi inconsciamente da una persona all'altra, è ben noto, tuttavia la sua dimostrazione sperimentale finora ha riguardato esclusivamente le interazioni da persona a persona, nelle quali ha un peso rilevante la comunicazione non verbale, attraverso la mimica, la postura, le inflessioni della voce.

Ma il risultato di uno studio, condotto da ricercatori della Cornell University e del Core Data Science Team di Facebook, e pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences, indicano invece che il contagio emotivo avviene anche in assenza di un comportamento non verbale: la visualizzazione di messaggi positivi su un social network può aumentare le emozioni positive, mentre quelli con contenuto negativo ne stimolano di negative.

Adam D. I. Kramer e colleghi hanno valutato il contenuto di oltre tre milioni di messaggi letti e scritti nell'arco di una settimana da circa 155.000 utenti di Facebook (selezionati in modo casuale), con il coinvolgimento indiretto di oltre 689.000 persone. La valutazione è stata compiuta misurando con il Linguistic Inquiry and Word Count (LIWC), un software di analisi dei testi, la frequenza nei messaggi di parole classificabili come emotivamente positive o negative. Complessivamente sono stati analizzati circa 122 milioni di parole, di cui 4 milioni positive (il 3,6%) e 1,8 milioni negative (l'1,6%).

Per dare valenza sperimentale al loro studio, i ricercatori hanno agito sui filtri del News Feed di Facebook, ossia dell'algoritmo che seleziona i messaggi scritti dagli amici in base all'interesse individuale per certi contenuti, in modo che arrivino solo quelli presumibilmente più significativi. (Senza questi filtri un utente medio di Facebook sarebbe potenzialmente esposto a circa 1500 contenuti al giorno, mentre grazie a essi solo il 20% circa dei messaggi finisce nella sua bacheca.) In questo modo Kramer e colleghi hanno potuto aumentare o diminuire il numero di messaggi positivi/negativi/neutri visualizzati da ciascun utente.

L'analisi dei dati ha inoltre smentito l'ipotesi che i messaggi positivi possano influire negativamente su chi li legge attraverso un meccanismo di confronto e invidia sociale. Infatti, all'aumento della lettura di messaggi positivi corrispondeva un aumento di produzione di messaggi positivi da parte del ricevente.
I ricercatori hanno anche osservato quello che hanno chiamato un effetto di “astinenza” emotiva: le persone esposte a un minor numero di messaggi emotivamente carichi (di qualsiasi valenza) tendevano a loro volta a ridurre la produzione di messaggi dotati di valenza emotiva.

Liberamente tratto da LeScienze.it, del 3 giugno 2014
 

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