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Tumori e fattori ambientali.

La progressione dei tumori è influenzata più pesantemente da fattori ambientali o esterni che da fattori intrinseci, quali errori casuali durante la replicazione del DNA. E’ questa la conclusione di un nuovo studio apparso sulla rivista Nature a firma di Song Wu della Stony Brooks University. Secondo gli autori, il risultato dovrebbe essere tenuto in conto nei futuri progetti di ricerca e di prevenzione del cancro.

I tumori hanno origine da cellule progenitrici normali o cellule staminali che diventano maligne attraverso l'accumulo di mutazioni durante la divisione cellulare. Queste mutazioni possono essere il risultato sia di fattori intrinseci, come errori casuali durante la replicazione del DNA nel corso della divisione cellulare, sia di fattori esterni, come radiazioni ultraviolette o sostanze cancerogene.

Una recente ricerca, apparsa nel primo numero del gennaio scorso su Science e firmata da Cristian Tomasetti e Bert Vogelstein della Johns Hopkins University a Baltimora, nel Maryland, aveva mostrato una forte correlazione tra il rischio di sviluppare un tumore in specifici tessuti e il numero totale di divisioni di cellule staminali che avvengono nell'arco dell'intera vita in questi stessi tessuti.

Il risultato ha scatenato un acceso dibattito, che ha avuto anche un'eco sulla stampa, perché non era chiaro se implicasse l'esistenza di un rischio tumorale intrinseco elevato e non modificabile da fattori ambientali, perché del tutto casuale, secondo quella che è stata divulgata come “ipotesi della sfortuna”. Secondo questa ipotesi, in sostanza, la cattiva sorte sarebbe il fattore determinante nello sviluppo del cancro.

Rianalizzando i dati dello studio di Tomasetti e Vogelstein, Wu e colleghi mostrano che la correlazione tra divisione delle cellule staminali e rischio di cancro non tiene conto della differenza tra fattori intrinseci ed esterni. Inoltre, confrontando i dati epidemiologici sui tumori, con quelli relativi ai tassi di mutazione dovuti a rischi intrinseci, concludono che il rischio di cancro è influenzato per il 70-90% per cento da fattori esterni.

“Questo studio fornisce un contributo alla discussione sull'ipotesi della sfortuna nell'insorgenza del cancro”, ha spiegato Giles Hooker, della Cornell University, che non era implicato nello studio. “Wu e colleghi propongono una spiegazione alternativa: i fattori di rischio ambientale possono produrre più mutazioni durante la divisione cellulare; è per questo che i tessuti in cui si verificano più divisioni cellulari sono anche i più esposti ai rischi esterni”.

Si tratta di calcoli interessanti, che tuttavia si basano su un modello molto semplificato delle mutazioni cancerogene: i risultati che forniscono dovrebbero quindi essere considerati come stime approssimative.

Liberamente tratto dal LeScienze.it, dicembre 2015

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