IN COSA CONSISTE LA PRANOTERAPIA
L'imposizione delle mani è un'arte terapeutica della tradizione popolare le cui radici sono antichissime, sia in Oriente che in Occidente. Per quanto riguarda il nostro Paese per molto tempo è stata tenuta in vita da guaritori contadini e da circoli metropolitani ristretti. Solo negli ultimi decenni è entrata a pieno titolo a far parte delle pratiche bionaturali.
Il fenomeno pranoterapia si verifica quando un determinato soggetto dotato di una particolare capacità impone le mani su una persona afflitta da malessere e ne favorisce la ripresa dello stato di salute. Le mani sfiorano a malapena il corpo o si pongono (sia in movimento che immobili) a variabile distanza da esso oppure sono poste a lieve contatto epidermico.
L'operatore esperimenta una pluralità di sensazioni soggettive quali: alterazione del respiro, percezioni di caldo, freddo, formicolio alle mani, movimenti emotivi come compassione, aggressività, bisogno di concentrazione, bisogno imperativo di spostare le mani da una zona all'altra del corpo, visualizzazioni di organi, ecc.
Il paziente a sua volta vive una serie di alterazioni diverse secondo la tipologia personale: brividi, effluvi di calore o di fresco, stritture, afflati di angoscia o sensazioni di liberazione o di svuotamento. Operatore e paziente, al termine del trattamento o del ciclo di trattamenti, hanno infine alcune sensazioni che talvolta sono opposte (l'operatore di essere svuotato di vitalità, il recettore di essere riempito di vitalità), altre volte di similare pienezza e benessere.
Ipotesi per spiegare una disciplina semplice.
Nel cercare una spiegazione del perché la pranoterapia ha effetti positivi sulle persone si ricorre frequentamente al termine “energia”, adoperato come se essa fosse una sostanza immateriale che scorre l'organismo alla stregua del sangue e che viene trasferita da un organismo all'altro nel momento del trattamento. In realtà l’energia, secondo la visione della scienza moderna, è flusso, fluttuazione, vibrazione, ritmo, campo. Accanto ai sistemi anatomofisiologici di un organismo, esistono campi elettromagnetici dovuti all'attività di ogni cellula del corpo che costituiscono il campo biomagnetico proprio dell'uomo; tale campo dirige, coordina e sincronizza il funzionamento dei suddetti sistemi fin dal grembo materno, garantendo la correlazione di tutti i processi biochimici dell'organismo. Un numero incalcolabile di elettroni è in continuo movimento in tutti i sistemi biologici e determina grandi correnti vettoriali di campi elettromagnetici.
La teoria più diffusa fra gli addetti ai lavori è che la pranoterapia sia l’effetto di una interazione bioelettromagnetica.
Il guaritore va visto come una persona dotata di un campo di elettromagnetismo vitale più potente della norma, che va ad influenzare il corrispettivo del paziente, causando in esso modificazioni significative. Donde i termini di flussoterapia, bioradiazione, medicina bioradiante, per indicare la cura con l'imposizione delle mani.
Ma non ogni radiazione elettromagnetica è connessa con un effetto biologico. E se l'effetto biologico si verifica, non necessariamente risulta essere terapeutico. Solo il pranoterapeuta sembra avere la chiave di accesso per creare interazioni biologicamente significative e terapeuticamente attive con l'organismo umano anche senza il massaggio. Come si può identificare il “codice” di accesso, che permette alla radiazione bioelettromagnetica di una persona di penetrare positivamente nel microambiente elettrochimico cellulare dell'organismo di un'altra persona? A quale livello del vivente appartiene?
La risposta è forse nel cervello. Nel momento in cui il pranoterapeuta appone la mani a breve distanza o a contatto del corpo del paziente ne percepisce la condizione di campo biomagnetico. Tale percezione informa il cervello del pranoterapeuta stesso, attraverso la sua area sensomotoria, di quali siano le distorsioni biomagnetiche del paziente alle quali si adeguerà con il suo campo.
Il contributo del cervello in pranoterapia è di due tipi: la conformazione dello stato di coscienza e la susseguente modulazione del campo dell’operatore nel suo complesso, ovvero la risultante di tutto il sistema vivente che è quel dato pranoterapeuta, genericamente determinabile come un equilibrio particolare di un sistema psico-neuro-endocrino-immunologico.
La pranoterapia quindi può essere definita come l’effetto di un “macchina” umana in grado di causare biorisonanza per alcune caratteristiche genetiche opportunamente sviluppate attraverso un processo di coscienza di sé e di affinamento disciplinare delle proprie potenzialità. Quest’ultima affermazione è necessaria in quanto una persona, per quanto dotata di particolari risorse bioenergetiche mentali e spirituali, può trovarsi, a causa della sua storia personale, in una condizione di frustrazione o distorsione o di non consapevolezza delle medesime.
Coscienza, cervello, campo vitale
Lo stato di coscienza a sua volta una variazione dell’attività biomagnetica non solo del cervello ma di tutto il campo vitale proprio del corpo del pranoterapeuta, ovvero dell’attività elettrica di tutti i suoi organi e delle sue cellule. Infatti se una persona si pone in una condizione di rilassamento questo si manifesta nel ritmo cardiaco (e quindi nella circolazione sanguigna), nella distensione viscerale collegata con il sistema simpatico, in una condizione psicofisiologica governata dalla prevalenza della regolazione serotoninergica, nel rilasciamento muscolare, nel ritmo calmo e regolare del respiro. Di conseguenza lo stesso effetto si manifesterà a livello delle mani sia per la loro notevole innervazione sia per il loro collegamento con le aree sensomotorie del cervello sia, infine, per il rilevante uso simbolico e comunicativo che ne facciamo.
Qualcosa in più, oltre il campo.
Quanto detto finora è senza dubbio valido, ma non basta a comprendere dal punto di vista umanistico la pranoterapia. L'atto del curare con l'imposizione delle mani si presenta come una struttura antropologica, una relazione totalmente a sé stante fra due persone, con una legge propria, che non è solo la sommatoria di leggi parziali (appartenenti all'ordine fisico, biologico, psicosomatico). La pranoterapia funziona anche perché è una struttura terapeutica creata appositamente allo scopo dall'uomo. L'imposizione delle mani non è solo un fatto epiteliale né solo un fenomeno del cervello, ma anzitutto una situazione umana, primaria, che risponde alla domanda biologica, dettata dall'angoscia di malattia, con un gesto rassicurante e quindi biologicamente efficace. È una situazione olistica in cui si verifica l’abbandono del proprio essere ad un contatto estremamente leggero e non invasivo, significativo e simbolo di quella comunicazione immateriale con cui sentiamo gli altri e ci facciamo sentire dagli altri.
Questi concetti trovano un ostacolo nella mentalità materialistica a cui siamo abituati. Partendo dai presupposti meccanicistici, dall'imposizione delle mani ci si aspetta esclusivamente l'emissione di «qualcosa» di materiale, l'unico elemento determinante nel comprendere l'effetto guarigione. Ma la materia non è una realtà assoluta, nemmeno per la fisica. Ci ritroviamo immersi in un mondo non fatto di parti chiuse e giustapposte, ma di strutture organizzate portatrici di informazioni a diversi livelli, dal DNA all'organismo vivente.
La pranoterapia espressione immunitaria della specie?
Ogni organismo tende a mantenere la propria integrità, il proprio equilibrio dinamico, anche adattandosi alle circostanze ambientali, senza soccombere. Tale esigenza biologica di adattamento e di difesa dagli agenti esterni viene formalizzata nel sistema immunitario. Non è esatto affermare che la tutela dell'individuo dipende dal buon funzionamento del sistema immunitario. Ma è l'individuo che fa funzionare a dovere il sistema immunitario e si difende attraverso di esso.
La specie umana è riuscita ad arrivare fin qui perché è evoluta mano a mano in un sistema capace di sopravvivere, di immunizzarsi e di “autoguarire”. Poiché il sistema umano si caratterizza anche come struttura psichica, il principio di immunità viene ricostituito anche a questo livello. Dall'Io infatti dipendono i meccanismi di difesa dell'unità e dell'identità della persona.
L'umanità è anche insieme di individui. Nell'ambito della comunità umana si è evoluta la vicendevole preoccupazione degli individui a solidarizzare quando l’altro è esposto al pericolo e alla malattia. Con il sistema immunitario l'individuo tutela se stesso, con il sistema terapeutico socializzato la specie, come organismo complessivo, tutela se stessa.
Da sempre uomini si sono dedicati alla cura di altri uomini. Nel far ciò hanno usato sé stessi (parole, manipolazioni, gesti, riti), principi attivi della natura (erbe, fanghi, ecc.) e strumenti (farmaci, aghi, ferri, macchine). La mistica solidale che presiede alla donazione degli organi è l'ultima informazione, in ordine di tempo, che giunge alla nostra coscienza e che nello stesso tempo crea la coscienza di questa esigenza strutturale, plasmandola ulteriormente.
Il dar medicine, operare chirurgicamente, manipolare, interpretare la psiche, guidare spiritualmente, sono effetto e causa manifestazione ed estensione tecnica della evoluzione umana in senso culturale e biologico. L'essere umano non cura perché dà medicine, opera, manipola, interpreta la psiche, ecc. ma dà medicine, perché cura.
Sono le prove della fisiologicità sistemica della capacità di guarire dell'uomo, ciò per cui, perfino nel giorno per giorno, alcune persone sono dei medici naturali, degli “angeli” che, passandoci accanto, ci mettono a nostro agio e ci danno un'inspiegabile sensazione di benessere.
La pranoterapia è forse una delle risposte biologiche al fatto che la migliore medicina che l'umanità abbia è l'uomo stesso, prima ancora che i suoi farmaci. Forse in questo quadro potrà essere trovato qualche interessante suggerimento riguardo a quel gesto, così semplice, di imporre le mani, che in certe circostanze, permette ad alcuni individui di smuovere e potenziare in altri il sistema di autoguarigione.











