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Il campo e l'ascolto del cervello

Nel momento in cui l'operatore del prana, affinato e libero da eccessi di soggettività e di emotività, accosta le mani a breve distanza o a contatto del corpo del cliente, ne ha una percezione spesso indefinita ma comunque netta di una condizione alterata. Tale percezione possiamo genericamente definirla come "risonanza di campo" del suo sistema di ascolto rispetto al corrispondente sistema della persona ascoltata. Tale risonanza è dovuta all'interazione fra il "campo personale" dell'operatore e quello della persona.

Il "campo personale" è la risultante spazio-temporale del "complesso" delle funzioni vitali di ognuno di noi e comprende non solo il comportamento, la luminosità, la sonorità, l'odore, il linguaggio non verbale (che traduce i pensieri e le emozioni), ma anche l'espansione di  tutti i processi bioelettrici e biochimici dell'organismo.

La "risonanza di campo" informa il cervello dell'operatore, attraverso tutti i suoi sistemi di ascolto, di quali siano le distorsioni di campo del paziente alle quali egli si adeguerà spontaneamente con il suo campo. Un processo analogo avviene quando ci si trova davanti a una persona allegra o triste: si tende ad assumere un atteggiamento analogo e, più ancora, a sentirsi addirittura in una condizione simile. Cioè è dovuto ai "neuroni specchio" e si chiama "comportamento di mimesi".

Queste affermazioni sono dovute in parte ad alcune sperimentazioni sulle variazione elettroencefalografiche degli operatori in condizione di trattamento, ma soprattutto in base ad osservazioni dirette oggettive e soggettive degli stessi.


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